JULIAN OF NORWICH, HER SHOWING OF LOVE AND ITS CONTEXTS ©1997-2013 JULIA BOLTON HOLLOWAY  || JULIAN OF NORWICH || SHOWING OF LOVE || HER TEXTS || HER SELF || ABOUT HER TEXTS || BEFORE JULIAN || HER CONTEMPORARIES || AFTER JULIAN || JULIAN IN OUR TIME ||  ST BIRGITTA OF SWEDEN  ||  BIBLE AND WOMEN || EQUALLY IN GOD'S IMAGE  || MIRROR OF SAINTS || BENEDICTINISM|| THE CLOISTER || ITS SCRIPTORIUM || AMHERST MANUSCRIPT || PRAYER|| CATALOGUE AND PORTFOLIO (HANDCRAFTS, BOOKS) || BOOK REVIEWS || BIBLIOGRAPHY ||
 
 

L'ALFABETO COME FAMIGLIA

DISCORSO SULLA PACE

Fortezza da Basso, 2 aprile 2006
 
 

N tempo americani e russi avevano gli uni terrore degli altri, strenuo era il loro compere per sempre più produrre arsenali di guerra e armamenti atomici destinati alla mutua certa distruzione. Già prima, Tolstoj aveva scritto che gli stati hanno bisogno di nemici al fine di avere eserciti. Questo consente loro di rimanere al potere ed esercitare poi tale potere contro il proprio stesso popolo. Parimenti, egli continua, hanno bisogno di criminali per avere un corpo di polizia, e rimanendo al potere esercitare tale potere contro la propria gente. Questa stessa fortezza che oggi ci ospita è stata edificata dai Medici contro i loro stessi cittadini fiorentini.

Si verifica poi una svolta, il fulcro non è più lo stesso. Dopo Chernobyl la Russia diviene troppo umana. E' troppo vulnerabile per essere demonizzata, così come è troppo vulnerabile per poter incarnare il nemico. Un nuovo nemico doveva dunque essere individuato tramite la propaganda delle Super potenze. Il nemico è ora l’Islam.

Durante la Guerra fredda in America nel contesto dei movimenti per la pace insegnavo l’alfabeto cirillico scrivendo i nomi in quell’alfabeto ideato da un santo, e facevo osservare come alcune parole sono quasi identiche in russo e in inglese: ad esempio, fratello, brat/brother, sorella, sistra/sister, madre, mart/mother, figlia dorch/daughter. Siamo pertanto un'unica famiglia. Il mostrare ciò, il farne concreta esperienza, spinge ad interrogarsi se davvero sia necessario far esplodere bombe nucleari contro i nostri stessi fratelli, contro le nostre sorelle, le nostre madri, e le nostre figlie.

L’alfabeto è una straordinaria invenzione tecnologica del remoto passato che consente di trasmettere le parole nello spazio e nel tempo. La storia dell’alfabeto ha origine nelle fertili regioni fra le rive del Tigri e dell’Eufrate, in Mesopotamia (l'odierno Iraq), con la scrittura cuneiforme. Nella valle e nel delta del Nilo, in Egitto, con l'uso dei pittogrammi. Fra queste due aree i semiti - popolazioni nomadiche - schiavi in Egitto, esuli in Babilonia, hanno ideato e usato l’alfabetico fonetico. I semiti sulle montagne attorno a Gerusalemme erano gli ebrei, i semiti di Tiro e Sidone sul mare erano i fenici. Ebrei e fenici, dunque, condividevano l'alfabeto. L’alfabeto fonetico dei fenici divenne l’alfabeto etrusco, pacificamente viaggiando lungo le "vie commerciali", e che ritroveremo successivamente nei segni delle Rune pagane in Germania, Inghilterra, Scandinavia e Islanda. I greci, così come gli etruschi, presero l’alfabeto dai fenici. I romani appresero la scrittura da questi mondi imponendola poi ovunque.
 

Dal sito http://www.wam.umd.edu/~rfradkin/latin.html
 

Gli arabi per il Corano utilizzano le vocali, che invece mancano nell’ebraico liturgico dei rotoli. Così come l’Islam nel Corano, gli ebrei adottarono le vocali nella Torah massoretica indicandole con dei segni posti sotto le consonanti, sopra e dentro le medesime, rendendo in tal modo la scrittura più accessibile per coloro i quali si convertivano all’ebraismo, come avvenne con i Chazari in Russia al confine con la Crimea. Cirillo e Metodio nell'861 furono inviati dall’imperatore di Costantinopoli Michele III affinché convertissero al cristianesimo i Chazari, ma quest'ultimi si erano già convertiti all'Ebraismo. In Crimea, Cirillo e Metodio studiarono poi l’ebraico che adottava oramai la notazione massoretica per indicare le vocali. Successivamente ambedue intuirono quanto fosse importante ideare un alfabeto fonetico per le lingue slave. La traduzione della Bibbia nelle lingue slave e l'uso di queste lingue nella liturgia furono autorizzati a Roma nell'879 da Papa Giovanni VIII. Cirillo e Metodio crearono così il glagolitico, utilizzando l’afabeto ebraico e quello greco, ora definito alfabeto 'cirillico', dal nome dello stesso Cirillo, ora san Cirillo (†869).

In arabo i nomi delle lettere sono quasi identici ai nomi delle lettere in ebraico e greco. Siamo un’unica famiglia. Il termine ‘alfabeto’ deriva dalle prime lettere dell’alfabeto semitico, alef, e beth, che in greco divengono alpha, beta. Questo alfabeto semitico si è poi diffuso in Persia, in Tibet, in India, nello Sri Lanka, in Malesia e in Indocina, in Russia nella forma glagolitica di Cirillo e Metodio, arrestandosi soltanto in Cina. La scrittura cinese si servì infatti dei pittogrammi. Persino in Giappone una donna autonomamente inventò un alfabeto fonetico. L’alfabeto è universale e potenzialmente pacifico.

Avete osservato come i cinesi, con un sistema alfabetico completamente diverso dal nostro, giunti qui imparino questo alfabeto scrivendo e dipingendo poi le lettere dei nostri nomi come fossero dei pittogrammi?

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Apprendere l’alfabeto è quasi proibito a coloro i quali noi odiamo, temiamo o escludiamo. In America agli schiavi era proibito imparare a leggere e scrivere, la medesima cosa accade oggi con gli zingari. I Rom di Romania per secoli, dal Medio Evo fino all'Ottocento, sono stati tenuti in condizioni di schiavitù nei monasteri cristiani. Nella nostra biblioteca in un cimitero insegniamo ai Rom a scrivere anche solo il proprio nome, e proviamo anche ad insegnare loro a leggere. Essere in grado di scrivere il proprio nome significa per loro anche poter difendere legalmente la propria famiglia, o riavere il bambino che è stato loro tolto dall’Assistenza Sociale.

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Per i Rom apprendere a leggere e scrivere significa non temere più la nostra burocrazia, le nostre leggi. Questo è il solo modo per comprendere quello che altrimenti rimarrebbe loro estraneo e lontano. Non conoscere la scrittura in un mondo fondato sull’alfabeto significa essere sopraffatti dalla paura, vivere lo status di vittima. Ricordo un giovane americano di colore incontrato in un rifugio per i senza tetto che ripetutamente mi chiedeva come poter raggiungere l’ufficio dell’Assistenza Sociale, solo alla fine mi sono resa conto che  davo lui indicazioni chiedendogli di leggere i nomi delle strade, segni che in quanto analfabeta non poteva in alcun modo decifrare.

Ignorare che un altro alfabeto sia strettamente legato al nostro, sia persino un "antenato" del nostro, ha portato, sotto il peso della paura, all’olocausto del popolo ebraico, che più riccamente ne è permeato, proprio in quanto utilizza e l’alfabeto ebraico e l’alfabeto latino. Ignorare questo ha anche condotto allo sterminio di quei popoli - come ad esempio gli zingari ariani - che non conoscevano alcun tipo di alfabeto.

Il mio sogno è che ai bambini venga insegnato questo, e che essi apprendano tutti questi alfabeti: l’alfabeto latino, il greco, l’alfabeto ebraico, il fenicio, la scrittura tibetana, la scrittura indù, ecc., ricorrendo alle splendide incisioni della classificazione dell'alfabeto desunte dall’Enciclopedia di Diderot e d’Alembert. L'ignoranza porta con sé paura e odio, porta al pregiudizio e alla schiavitù, al genocidio e alla guerra. L'istruzione, la conoscenza, possono e devono cancellare ogni forma di discriminazione. Noi tutti siamo il popolo dell’alfabeto, il popolo del Libro, il popolo del computer. Dall'arte rupestre dei graffiti preistorici ai numerosi pittogrammi, che saranno poi esemplificati nei suoni fonetici dell'alfabeto, fino ad arrivare all'uso dello zero e dell'uno per il linguaggio del moderno computer. Lo zero inventato in India, fu appreso poi dagli arabi. Condividiamo, pertanto, una splendida tecnologia per comunicare nello spazio e nel tempo fondata su una forma di evoluzione che diviene sempre più semplice ed efficace. Dobbiamo ad Israele, all'India, all'Iran, all'Iraq e all'Egitto il poter condividere l'informatica piuttosto che la guerra.
 

In Isaia leggiamo “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio” (Isaia, 7 14); nel Vangelo di Luca l’angelo Gabriele annuncia a Maria che concepirà e darà alla luce un figlio. La storia è raccontata anche nel Corano:

45 Quando gli angeli dissero: "O Maria, Allah ti annuncia la lieta novella di una Parola da Lui proveniente: il suo nome è il Messia, Gesù figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell'Altro, uno dei più vicini.
46 Dalla culla parlerà alle genti e nella sua età adulta sarà tra gli uomini devoti".

47 Ella disse: "Come potrei avere un bambino se mai un uomo mi ha toccata?". Disse: "E' così che Allah crea ciò che vuole: quando decide una cosa dice solo "Sii" ed essa è."

48 E Allah gli insegnerà il Libro e la saggezza, la Torâh e il Vangelo.

49 E [ne farà un] messaggero per i figli di Israele [che dirà loro]: "In verità vi reco un segno da parte del vostro Signore. Plasmo per voi un simulacro di uccello nella creta e poi vi soffio sopra e, con il permesso di Allah, diventa un uccello. E per volontà di Allah, guarisco il cieco nato e il lebbroso, e resuscito il morto. . . . Certamente in ciò vi è un segno se siete credenti!

50 [Sono stato mandato] a confermarvi la Torâh che mi ha preceduto e a rendervi lecito qualcosa che vi era stata vietata . Sono venuto a voi con un segno da parte del vostro Signore. Temete dunque Allah e obbeditemi.

51 In verità Allah è il mio e vostro Signore. AdorateLo dunque: ecco la retta via".

Nell’arte medievale e rinascimentale Maria è sovente raffigurata mentre insegna a leggere a Gesù bambino. Il Libro che condividiamo è la storia dell’Alfabeto di Dio. Di Dio che si incarna nel mondo, per i bambini, per le donne, per gli uomini, per la Sacra Famiglia, per essere da noi tutti nutrito.

La nonna paterna di questo bambino, vedova, mendica per le strade di Firenze per la sua famiglia che vive in Romania. Ieri è arrivata da noi a chiedere aiuto. Era affamata. Anche alla famiglia in Romania manca il cibo. In cinese la parola pace è ho-ping, ‘cibo per tutti’, in ebraico la parola shalom, e in arabo la parola salaam significano abbondanza per tutti, pienezza per sempre. A Gerusalemme si sente Shalom aleichem, Salaam aleikum, dagli ebrei e dagli arabi, formule di saluto bellissime che significano 'la pace sia con te’.

Si veda anche http://www.florin.ms/aleph.html#alphabet, ecc.
 

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