iJULIAN OF NORWICH, HER SHOWING OF LOVE AND ITS CONTEXTS ©1997-2017 JULIA BOLTON HOLLOWAY  || JULIAN OF NORWICH  || SHOWING OF LOVE || HER TEXTS || HER SELF || ABOUT HER TEXTS || BEFORE JULIAN || HER CONTEMPORARIES || AFTER JULIAN || JULIAN IN OUR TIME ||  ST BIRGITTA OF SWEDEN  ||  BIBLE AND WOMEN || EQUALLY IN GOD'S IMAGE  || MIRROR OF SAINTS || BENEDICTINISM|| THE CLOISTER || ITS SCRIPTORIUM  || AMHERST MANUSCRIPT || PRAYER|| CATALOGUE AND PORTFOLIO (HANDCRAFTS, BOOKS ) || BOOK REVIEWS || BIBLIOGRAPHY ||

RELAZIONE AL TEATRO LE LAUDI, FIRENZE, 21 GENNAIO 2003

TALK AT THE 'TEATRO LE LAUDI', FLORENCE, 21 JANUARY 2003



Julia Bolton Holloway, Eremita della Sacra Famiglia, é di origine inglese, e ha insegnato per molti anni negli Stati Uniti. Anticipando il suo pensionamento entra nel convento anglicano della sua scuola nel Sussex per essere religiosa rimanendovi per quattro anni. Il male prevale nella sua Chiesa anglicana e fugge in Italia, dove precedentemente aveva studiato Dante compiendo lavoro di ricerca sui manoscritti medievali custoditi nelle biblioteche ed archivi toscani, e in Vaticano. Per quattro anni ha vissuto come eremita in Montebeni, in una camera senza riscaldamento, camminando ogni mattina per un'ora, anche in inverno e nel buio, per partecipare alla Messa di don Divo Barsotti. Durante questi anni è divenuta cattolica e ha curato una edizione definitiva di Showing of Love (Rivelazione d'Amore) di Giuliana di Norwich, teologa medievale. Ospitata dalla Chiesa Evangelica Riformata Svizzera, attualmente vive nel Cimitero degli Inglesi, anche sede della sua biblioteca di spiritualità. La stessa Giuliana di Norwich nel Trecento ha vissuto in un cimitero a Norwich, e ha insegnato dal suo eremo in mezzo alla citttà.

Julia Bolton Holloway, Hermit of the Holy Family, is English, taught in America for many years, taking early retirement to enter the Anglican convent of her school in Sussex as a nun, remaining there for four years. Fleeing evil in the Church of England she came to Italy where she had earlier studied Dante and read other medieval manuscripts in the Tuscan and Vatican libraries and archives. She next lived for four years as a hermit in Montebeni, in one un-heated room, walking each morning, in the winter in the dark, to Mass with don Divo Barsotti. During this time she became Catholic and completed the definitive edition of the Showing of Love, the book written by the medieval woman theologian Julian of Norwich. She now lives in the 'English Cemetery' with a library on spirituality, thanks to the Swiss Evangelical Church. Julian had similarly in the fourteenth century in Norwich lived in a graveyard and had taught from her anchorhold in the midst of the city.


 

n questi quattro anni di vita in clausura, fra i libri del mio convento dove sono stata bibliotecaria, e poi altri quattro anni nella solitudine di un eremo, ancora tra i libri, ho trovato lo spazio per cambiare la mia vita, incentrandola sulla conoscenza di Dio e di me stessa, secondo le parole di Caterina da Siena e Giulana di Norwich. Ho trovato in questi testi, i libri del mio convento che ho dovuto abbandonare, e i miei propri, che ancora possiedo, le voci dei secoli, le voci delle donne e degli uomini, le parole scritte nell'amore di Dio e del prossimo, e ne è nata una conversazione sacra. Parole che oggi cerco di condividere con tutti voi. Vedevo al contempo attorno a me tanta sofferenza, tra i giovani, tra i poveri, tra i ricchi, tra i potenti, sentivo il dolore per le devastanti bombe a Nairobi in Kenya, ad Omagh in Irlanda. Da qui in quel periodo nasce l'interesse per lo studio degli effetti del trauma sull'individuo, per cercare di comprendere il male riconosciuto e sperimentato nel mio convento, nella mia famiglia, nelle chiese, nei monasteri. Fra gli ulivi di Ontignano ho scoperto una cosa semplice per la guarigione del corpo, della mente, e dell'anima. Ho scoperto il dono delle foglie d'ulivo benedette. Il vescovo di Fiesole, un sacerdote olivetano e don Divo Barsotti hanno benedetto le foglie prima che venissero spedite in Africa, in Irlanda, in Australia, in America.

In the four years in the cloister amidst the books of my convent of which I was the librarian, and then in those further four years in the solitude of a hermitage, still with books, though far fewer, I found the space in which to change my life, centring it on the knowledge of God and myself, as Catherine of Siena and Julian of Norwich had written. I found amongst these books, my own and those in my convent, a 'sacred conversation' of voices in dialogue across the centuries, of women, of men, writing in the love of God and neighbour, which today I try to share with everyone. At the same time there was despair, amongst the young, amongst the poor, amongst those traumatized by bombs in Nairobi in Kenya, in Omagh in Ireland. So I took up the study of the effects of trauma upon individuals, seeking to understand the evil I had discovered and experienced in my convent, in my family, in the churches, in the monasteries. Amongst the olive groves of Ontignano I found a simple cure for the body, mind and soul, I discovered the gift that blessed olive leaves could bring to us. The Bishop of Fiesole, an Olivetan priest and don Divo Barsotti blessed these leaves, before their being sent to Africa, to Ireland, to Australia, to America.

Walter Hilton scrivendo ad una anacoreta ripete continuamente questa preghiera del pellegrino divenuta ora anche la mia preghiera:

Non ho niente
Non sono nessuno
Cerco soltanto il dolce
Gesù in Gerusalemme.

Su Giuliana di Norwich ebbe grande influsso Walter Hilton. Nel suo libro ella scrive di una visione: vidi come una piccola cosa, parva quanto una nocciola, nel palmo della mia mano, e udii Dio spiegare che questa piccola cosa era tutto ciò che è stato creato, e che Lui ama. Dio nulla disprezza di quanto creato. Pareva, ella spiega, così tanto piccola in quanto era la creazione stessa vista al cospetto del Creatore. Riprende in tal modo la visione di un discepolo di san Benedettto narrata a sua volta da san Gregorio al suo discepolo Pietro. San Benedetto era raccolto in preghiera quando il discepolo vide tutto l'universo divenire un unico raggio di sole. San Gregorio spiega che così appare il cosmo poiché è la creazione stessa al cospetto del Creatore.

Walter Hilton writing to an anchoress and Augustine Baker writing to English nuns again and again repeated this prayer of the pilgrim which became my own:

I have nought
I am nought
I seek nought but sweet
Jesus in Jerusalem.

Julian of Norwich was influenced by Walter Hilton. She wrote about a vision in her book in which she saw a little thing the quantity of a hazel nut in the palm of her hand, and heard God explain that it was all that was created, and that he loved it. For he despises nothing that he has created. She explained that it seems so small because it is the Creation seen in the presence of the Creator. Thus she takes up the vision of a disciple of St Benedict and discussed in turn by St Gregory to his disciple Peter where St Benedict was in prayer his disciple seeing the whole universe became one sunbeam, and St Gregory explaining that the cosmos seems so because it is the Creation in the presence of the Creator.

Nel mio convento anglicano con la sua magnifica biblioteca ho tenuto per i quaccheri conferenze sugli Amici di Dio nel Medio Evo, sui mistici come Meister Eckart, Giovanni Taulero, Enrico Suso, Jan van Ruusbroec, Margherita Porete, Brigida di Svezia, Caterina da Siena, e Giuliana di  Norwich, in particolare. Tra i frequentatori della biblioteca una lettrice ebrea e un'altra cattolica che studiavano teologia al King's College di Londra. Tutti loro spontaneamente hanno preso la decisione di formare un gruppo di Amici di Dio così come era avvenuto tra i domenicani nel Medioevo, mettendo Dio al primo posto nella vita. In inglese infatti siamo 'Godfriends', 'Dio-amici', ponendo la parola 'Dio', 'God', al primo posto. Abbiamo così trovato la felicità. E' iniziata, dunque, una conversazione sacra che sarebbe continuata nel tempo. Questo gruppo dialoga ora tramite il Web. Tutti fruiscono di un Website assai ricco, dove sono state pubblicate le regole degli ordini monastici e dell'eremitaggio, le vite di donne sante, come Sant'Agnese e Santa Cecilia, Santa Teresa d'Avila, Santa Teresa del Bambino Gesù, Edith Stein (Santa Teresa Benedetta della Croce) e Madre Teresa di Calcutta, gli scritti di  contemplative, come Margherita Porete, Santa Brigida di Svezia, Santa Caterina da Siena, Giuliana di Norwich. Ogni settimana invio loro una lettera tramite e-mail e racconto della mia vita in Italia, della mia scelta di vivere nella semplicità; della Messa alla Santissima, dell'alba nella stessa piazza con l'Ospedale degli Innocenti, della Messa dei Poveri ogni domenica alla Badia. Spiego loro il mio ministero tra i Rom che tanto amano ed apprezzano le cartoline che riproducono dipinti di Fra Angelico, così desiderosi di imparare a leggere e scrivere. I 'Godfriends', gli Amici di Dio, sono sparsi in tutto il mondo: in Australia, America, Alaska, Africa, Scandinavia, Inghilterra, Irlanda, Islanda, Giappone, Russia, a Gerusalemme - la persona che vive a Gerusalemme è ebrea. Sperimentiamo che nella spiritualità, nel cammino dell'umanità verso Dio non esistono frontiere, non esistono divisioni. Tutto il cosmo diviene la luce dello schermo, un unico raggio di sole.

In the magnificent library of my Anglican convent I gave several lectures for Hastings Quakers on the Friends of God of the Middle Ages, on the mystics such as Meister Eckhardt, John Tauler, Henry Suso, Jan van Ruusbroec, Marguerite Porete, Birgitta of Sweden, Catherine of Siena, and above all, Julian of Norwich. Amongst the library readers was a Jewish woman scholar, another a Catholic, both studying theology at King's College in London. All these people spontaneously decided to be a group called 'Godfriends', such as those amongst the Dominicans in the Middle Ages, putting God first in our lives. In English, even, the word 'Godfriends' puts the word 'God' first. We found happiness. There were no barriers between us. We thus began a sacred conversation that was to continue. Now this group converses through the Internet. This resulted in an enormous website, with monastic and eremitic Rules, with the lifes of saintly women, such as St Agnes and St Cecilia, St Teresa of Avila, St Therese of Lisieux and Edith Stein (St Teresa Benedicta of the Cross) and Mother Teresa of Calcutta, with the writings of women contemplatives, such as Marguerite Porete, Birgitta of Sweden, Catherine of Siena and Julian of Norwich. Each week I send them an e-mail letter about my life in Italy, about its simplicity, about Mass at the Santissima Annunziata, about dawn in that piazza it shares with the Ospedale degli Innocenti, and about the Mass for the Poor, the Repubblica di San Procolo, every Sunday in the Badia. I explain to them my ministry amongst the Roma who so love postcards of Fra Angelico and who want to learn to read and write. Godfriends are scattered throughout the world: in Australia, Alaska, Africa, Scandinavia, England, Ireland, Iceland, Japan, Russia and Jerusalem - and the Jerusalem Godfriend is Jewish. We find in this spirituality, in our human pilgrimage to God, that there are no frontiers, no divisions. The whole cosmos becomes the electric light of the screen, the single sunbeam.

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Perché il male? Questa è la domanda che Giuliana di Norwich si pone nel Trecento in Inghilterra. Lei, benedettina, cattolica, che conosceva l'ebraico, e forse, come Santa Teresa d'Avila ed Edith Stein, era ella stessa di origine ebraica, nella sua conversazione sacra  con Dio, in preghiera nella sua cella, nel suo eremo, parla del male. Coloro i quali compiono il male cesseranno di esistere, di loro non resterà ricordo, il loro male sarà tutto dimenticato. Il male non crea, distrugge soltanto. Giuliana parla di un grande segreto custodito da Dio che Egli rivelerà alla fine dei tempi. Forse questo segreto è che il tempo andrà a ritroso? Tutto il male sarà disfatto, e noi torneremo ad essere Adamo ed Eva nel giardino del Paradiso terrestre?

Why evil? That is the question Julian of Norwich asked in the fourteenth century in England. Benedictine, Catholic, with the knowledge of Hebrew and perhaps, like St Teresa of Avila and Edith Stein, herself of Jewish origin, in her sacred conversation with God, Julian spoke of evil. Those who do evil cease to exist and to be remembered, their evil being forgotten because evil only destroys, it does not create, she says. And Julian spoke of a great secret kept by God that he would reveal at the end of time. Perhaps this secret is that time would then go backwards, all evil be undone, and we return to being Adam and Eve in the garden of Terestrial Paradise?

Dante e Giuliana parlano della Trinità, il Padre é Potenza, il Figlio Sapienza, lo Spirito Santo, Amore. La potenza è del nostro Dio, non appartiene a noi, e così anche la sapienza, solo l'amore è reciproco. In questo eremo, freddissimo, ho percepito come il male è la sete di potere, il volersi ergere a Dio. Una sete insaziabile che produce le bombe. E' questo male che crea le guerre, che ha portato all'olocausto degli ebrei e dei Rom, che riduce gli altri alla povertà per la ricchezza dei pochi e dei potenti. Viktor Frankl ha affermato che Freud e Adler hanno commesso degli errori, egli ci indica che non sono la sessualità o il potere, e neppure la ricchezza a dare la felicità, il benessere. E' la speranza, invece, la significanza, la Creazione. Posseggo un computer, ho ricevuto in prestito una macchina fotografica digitale. Ma trovo che le cose preziosissime sono la trasparenza dell'acqua, la luce del sole tra le tombe, che fisso poi nelle immagini, il bambino Rom di sette giorni che ho battezzato nella mia cella il giorno di san Lorenzo del 2002 quando la pioggia pareva non volesse più cessare. Ora insegno alla sua mamma, Hedera, Ortodossa rumena, a leggere e scrivere. Realizziamo nella bottega delle culle per aiutare Hedera e la sua famiglia, e perché i suoi tre bambini abbiano una casa in Romania. Sono un'eremita, ma che si prende cura dei bambini, delle famiglie. Sono un'eremita nel mondo! Sono una studiosa anomala con una culla in biblioteca!

Dante and Julian spoke of the Trinty where the Father is Power, the Son, Wisdom, the Holy Spirit, Love. Power is only God's, it does not belong to us, likewise, Wisdom, only Love can be shared and reciprocated. In that cold hermitage I came to see that evil is the thirst for power, a desire to be like God, a thirst that is never sated, that produces bombs, this evil that causes war, that brought the Holocaust to Jews and Roma, that causes the poverty of the rest through the wealth of the powerful and few. Viktor Frankl affirmed that Freud and Adler erred, that it is not sex or power or wealth that brings happiness. It is, instead, hope, meaning, Creation. I have a computer, I have borrowed a digital camera. But I find that the most precious things are the transparency of water, the sunlight amidst the tombs of the images I capture, the Roma baby of eight days old I baptized in my cell St Lawrence's Day in 2002 when the rain seemed that it would never cease. Now I teach his mother, Hedera, who is Romanian Orthodox, how to read and write. We make cradles in our workshop to sell to permit Hedera and her family, of three children, to have a house in Romania. I am a hermit, but take care of babies, families, in this world! I am a strange scholar with a cradle in my library!

Il Vangelo porta il lieto annuncio, la buona novella dell'amore dei poveri, di Lui nato in una stalla, morto sulla croce. Anche San Lorenzo ha parlato dei poveri di Roma come del più grande tesoro della Chiesa. In un dipinto per il Papa il Beato Angelico, di cui Lorenzo il Magnifico fu mecenate, raffigura San Lorenzo nell'atto di offrire in elemosina ai poveri le ricchezze della Chiesa. Ho scoperto così che i Rom nella nostra città, poverissimi, sono preziosissimi. I nostri lebbrosi, così disprezzati, hanno un grande senso della famiglia, una devozione profonda. Hedera, ortodossa rumena, pur allattando il suo bambino non beve latte il venerdì, così come non usa quel giorno il sapone, quasi scandalizzandosi che noi lavorassimo la domenica. Sono stata nei campi nomadi per visitare le famiglie, in particolare una famiglia con dieci bambini, e cinque adulti, una delle due madri è vedova. Hanno perduto la loro casa nel Kossovo e ora vivono in una poverissima stanza, ma nella pace e con grande civiltà. Ho incontrato due volte il capo del campo: lui, che gestisce un bar senza la vendita di alcolici, é un Sufi e parla sempre con sapienza e semplicità. 'La nostra vita', dice, 'è soltanto un pellegrinaggio in questo mondo'. 'Condividiamo', dice, 'lo stesso Dio'.

The Gospel brings the joyful announcement, the good news, of the love of the poor, of One born in a stable, dead on a cross. Then St Lawrence spoke of Rome's poor as the greatest treasure the Church has. Fra Angelico, who had Lorenzo the Magnificent as patron, painted for the Pope, St Lawrence in the act of giving in alms to the poor the riches of the Church. Thus I have found that the Rom in our city, the poorest, are most precious; our lepers, despised, yet having such a strong sense of the family and such a deep piety. Hedera, Romanian Orthodox, nursing her child, would not drink milk on Friday, nor use soap: on Sundays she is scandalized that we work. I have visited families in the Rom camps, in particular a family with ten children and five adults, one of the mothers widowed: having lost their house in Kosovo they live in the poorest room, but in peace and with great civility. I have met the Head of the camp twice: he, who runs a bar without selling alcohol, is Sufi and speaks with wisdom and simplicity. 'Our life' he says, ' is only a pilgrimage in this world'. 'We share', he says, 'the same God'.

L'acqua, la luce, i fiori in primavera sono cosa buona e nella mia cella ho scoperto che cosa buona è il Vangelo, la buona novella dell'Amore della piccolezza. Il male cerca di distruggere tutto questo. Ma senza l'acqua e senza la luce non potremmo vivere, e neppure potrebbero sussistere le stelle e gli astri, fiori in tutta la loro bellezza. Credo che la Potenza, la Sapienza e l'Amore del Vangelo con un paradosso si ritrovino tra i lebbrosi, tra le donne, tra i Samaritani, tra i malati, tra i bambini, tra i Rom, tra i poveri che non hanno alcun potere. Chi ha potere cerca di sopprimere questo, vuole sbarazzarsi dei bambini quasi fossero pannolini di carta e plastica, vuole liberarsi dei miserevoli poveri come se fossero macchine oramai vecchie. Come studentessa a Berkeley e professoressa a Princeton, io stessa ho avuto questa sete di potere e di ricchezza. Non è più così. Ho scoperto che nella povertà e nella castità trovo felicità e amore ovunque. Oggi preferisco una bicicletta ad una macchina, preferisco realizzare tutto a mano. Io stessa, ad esempio, cucendo i miei vestiti, realizzando gli scaffali per la biblioteca, culle per i bambini. Oggi amo questo piuttosto che possedere cose. San Benedetto e San Colombano scrivono nella loro Regola dell'importanza dell'equilibrio tra lavoro, studio, e preghiera, così come dell'importanza di un rapporto armonico nell'uso del corpo, della mente e dell'anima, per avere una vita sana e felice. E' importantissimo che l'eremita sia autosufficiente. Piuttosto che essere un consumatore, deve essere utile alla società. I Padri del Deserto per la loro sussistenza intrecciavano ceste. Nel Medio Evo sovente gli eremiti edificavano ponti per i pellegrini e i mercanti in cammino. Soprattutto, è essenziale essere autodisciplinati, con la Messa quotidiana, l'Ufficio delle Ore, i Voti, amando Dio con tutto il cuore e con Lui tutta la Creazione, e il nostro prossimo come noi stessi.

Just as water, light, the flowers in spring, are so fine, so beautiful, so did I discover in my cell that the Gospel is so, the good news of the Love of littleness. Evil seeks to destroy all that. But without water and without light we could not survive, nor even could the stars and suns of the shapes of the flowers. I think that the Power, Wisdom and Love of the Gospel, in a paradox, is found amongst lepers, amongst women, amongst Samaritans, amongs the ill, amongs babies, amongst the Roma, amongst the poor who lack power. Those who have power seek to suppress these, wanting to throw away babies as one throws away their disposable diapers, and get rid of such miserable human beings as they do their junked cars. When I was a student at Berkeley and professor at Princeton, I too had that thirst for power, for wealth. No more. I found that with poverty and chastity came happiness and love everywhere. Today I prefer a bicycle to a car, I prefer to use my hands, sewing my clothes, doing carpentry, building the bookshelves of the library and cradles for babies: today I love this more than acquiring possessions. St Benedict and St Columbanus wrote in their Rules of the importance of the balance between work, study, prayer, as like the harmonious use of the body, the mind, and the soul, for a healthy and happy life. It is crucial that a hermit be self-reliant: instead of being a consumer, she must be useful to society. The Fathers of the Desert to support themselves wove baskets. In the Middle Ages hermits often built and maintained bridges for pilgrims and merchants. Above all, it is necessary to discipline oneself, with daily Mass, the Offices of Prayer, the Vows, loving God with all one's heart and with Him all His Creation, our neighbour who is ourselves.

Credo che con la semplicità di un dono, con la 'conversazione sacra', nella condivisione delle piccole cose, di una foglia d'ulivo, di una nocciola, di una cartolina del Beato Angelico, possiamo ritrovare il Paradiso. Nel donare una cartolina del Beato Angelico a un Rom, che bacia l'immagine con gioia, commosso dalla bellezza e dalla santità, possiamo vivere insieme come nella Gerusalemme celeste. Richiamiamo alla memoria come Santa Monica e Sant'Agostino, San Girolamo e Santa Paola, San Benedetto e Santa Scolastica solevano discorrere anche tutta la notte delle cose di Dio . . . E' una 'conversazione sacra' fra i secoli, intessendo nel tempo un colloquio immanente, che non si arresta mai. Quando Giacobbe trascorse la notte a Beth'El (casa di Dio) ebbe una visione: gli apparve una scala che poggiava sulla terra, la cima raggiungeva il cielo e per essa gli angeli di Dio salivano e scendevano. Trovo che persino la solitudine é un paradosso e che dentro questa solitudine ci siano tutti i poveri, tutti i santi, tutta la Creazione e soprattutto il Creatore. Nella solitudine, nella semplicità Dio è al primo posto, siamo, come diciamo in inglese, 'Godfriends', con la parola stessa God al primo posto. Tutti voi siete 'Dearworthy Godfriends', gli amatissimi e preziosissimi amici di Dio.

I believe that with the simplicity of a gift, with a 'sacred conversation', in this sharing of small things, of an olive leaf, of a hazelnut, of a Fra Angelico postcard, we can restore Paradise. In giving a Fra Angelico to a Rom who kisses the image with joy, moved by its beauty and holiness, we can live together as if in the heavenly Jerusalem. We remember how St Monica and St Augustine, St Jerome and St Paul, St Benedict and St Scholastica talked all night long of the things of God . . . It is a 'sacred conversation' across the centuries, woven into our own, that never ends. When Jacob spent the night at Bethel (House of God) he had a vision: a ladder leaning against the earth reaching to the heavens upon which angels ascended and descended. I find that even solitude is a paradox and that within this solitude are all the poor, all the saints, all Creation, and above all the Creator, whom they reflect. In this solitude, this simplicity, is God, first, as we say in English, amongst His 'Godfriends'. All of you are, in Julian's words, 'Godfriends', the most beloved and the most appreciated friends of God.
 

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